Onorare ciò che è stato per fare spazio a ciò che verrà.
Dopo aver attraversato, nelle tre settimane precedenti, l’ascolto, il riposo e l’introspezione, arriviamo ora a un passaggio fondamentale del ciclo invernale: la riflessione e la gratitudine.
È il tempo della chiusura dei cicli, un momento delicato ma profondamente trasformativo.
Per la nostra mente, la fine di un ciclo è spesso complessa.
Le emozioni legate all’idea di una conclusione generano sensazioni scomode: resistenze, giudizi, paura.
Eppure, se permettessimo alla vita di portarci ciò che è per noi, e fossimo altrettanto disponibili a lasciare andare ciò che ha concluso il suo tempo, il flusso diventerebbe più semplice, naturale, sostenibile.
Ci sono due aspetti principali che rendono difficile questo processo.
Il primo è la difficoltà nel vivere pienamente ogni fase della vita.
Restare in superficie, senza entrare in profondità, ci impedisce di assaporare davvero ciò che stiamo attraversando. Che si tratti di gioia o di dolore, poco cambia: quando non siamo presenti, l’esperienza resta incompleta.
Ti è mai capitato di vivere un senso di insoddisfazione, o di desiderare che un’esperienza non finisse?
È una sensazione simile a quella che si prova quando si divora un piatto con ingordigia, senza goderne davvero il sapore.
Il secondo aspetto è la tendenza a percepire ciò che accade come un’ingiustizia.
Una relazione che termina, una situazione che si prolunga oltre il tollerabile, un evento che non avevamo previsto.
Stringere tra le mani l’idea che ciò che ci è accaduto sia “ingiusto” non ci permette di aprirle per accogliere il dono che quella stessa esperienza porta con sé.
Da qui nasce la sensazione di incompletezza dei processi che abbiamo attraversato.
Ed è proprio per questo che la chiusura di un ciclo è così importante.
Possiamo prendere ispirazione dall’osservazione delle stagioni.
In questo momento dell’anno ci lasciamo abbracciare dall’inverno: tempo di riposo, di calma, di silenzio e riflessione.
È il momento più coerente per fermarci e osservare ciò che abbiamo vissuto, senza fretta e senza giudizio.
In questa fase il giudizio non è utile: lasciamo che lo sguardo si faccia più pulito e che la mente possa arrendersi e riposare.
Senza gratitudine, tutto diventa un bagaglio inutile da trascinare sulle spalle.
Ed è proprio ora che possiamo alleggerirlo, lasciando andare idee che non ci appartengono più, sensi di colpa che hanno esaurito il loro senso, paure e modalità di approccio alla vita che non sono più coerenti con la versione attuale di noi stessi.
Possiamo osservare come alcune situazioni abbiano modificato il nostro percorso lavorativo, le nostre relazioni, il nostro modo di affrontare la vita.
Da quali nuove consapevolezze siamo stati raggiunti?
Quali parti di noi abbiamo incontrato per la prima volta?
Quali eventi, inizialmente interpretati come disastrosi, si sono rivelati nel tempo salvificanti?
Con la conclusione di un ciclo non si dimentica nulla.
Non si archivia ciò che è stato scomodo o che non vogliamo più vedere.
Si onora, con gratitudine, ciò che è stato.
E ci si concede il tempo di mettere ordine e reimpostare le coordinate, domandandosi se siamo ancora la persona con gli stessi bisogni e le stesse necessità di un anno fa.
È il momento di reimpostare le coordinate della nostra navigazione?
Cosa serve ancora per il nostro viaggio?
E cosa, invece, è arrivato il momento di lasciare andare, sapendo che quell’esperienza ha già trasformato la nostra sostanza?
Senza pace e senza calma, queste risposte non riescono a raggiungerci.
Prenditi il tempo per sostare in queste domande.
Rileggile più volte, senza fretta, lasciando che maturino in te con gentilezza e senza sforzo nel corpo.
La chiusura di un ciclo non è un atto mentale, ma un gesto di presenza.
Richiede lentezza, ascolto e la disponibilità a restare con ciò che emerge, senza forzarlo.
È per questo che la gratitudine non è un dovere, ma uno spazio che si apre quando smettiamo di resistere.
Questo articolo conclude il ciclo invernale dedicato ad ascolto, riposo, introspezione e chiusura: un percorso che puoi rileggere e attraversare con i tuoi tempi, lasciando che ogni passaggio continui a lavorare dentro di te.
Pratica di chiusura del ciclo
Prenditi del tempo per te.
Ritirati in un luogo in cui ti senti a tuo agio, metti una musica di sottofondo che accompagni la tua introspezione.
Accendi una candela accanto a te.
Usa carta e penna e inizia a scrivere, senza censura.
Foglio n.1
-
Di cosa sono particolarmente grato di aver vissuto in questo ciclo, anche se inizialmente non me ne sono accorto?
-
Oltre il giudizio, quale nuova parte di me ho avuto modo di conoscere?
-
Di cosa ho bisogno per procedere nel mio cammino?
-
Cosa mi farebbe sentire sostenuto dalla vita?
-
I miei desideri appartengono davvero a me?
-
La mia direzione è ancora coerente con ciò che desidero?
Foglio n.2
- Quali emozioni desidero lasciare andare per proseguire più leggero nel prossimo ciclo?
-
Quali parti di me non sono più utili perché non sono più coerenti con ciò che sono oggi?
- Di quali idee posso liberarmi?
Una volta concluse le risposte, fermati ad accogliere ciò che è emerso.
Poi, con tutta la gratitudine possibile, trova un momento per bruciare in sicurezza il foglio n.2, lasciando andare ciò che non è più per te.
Verso la Meditazione Guidata
Se senti il desiderio di vivere questo momento non da solo, ma accompagnato, martedì 30 dicembre alle ore 21.00 ci ritroveremo per una meditazione dal vivo dedicata alla chiusura del ciclo invernale.
Un tempo condiviso di ascolto, silenzio e integrazione, per lasciare andare ciò che ha già compiuto il suo viaggio e preparare spazio per ciò che verrà.
Se lo senti, questo è il momento giusto per fermarti.
Non per fare di più, ma per onorare ciò che è stato.
Indice degli argomenti trattati: Chiusura dei cicli · Fine di un ciclo · Lasciare andare · Gratitudine · Consapevolezza · Crescita personale · Introspezione · Meditazione guidata · Rituale di chiusura · Trasformazione interiore · Direzione di vita · Leggerezza emotiva
Aggiungi commento
Commenti
Bellissima riflessione bellissimo invito all ‘introspezione consapevole Grazie cara
Grazie a te, Claudia, per esserti fermata ad "ascoltare". Un abbraccio
Hamsa