Ascoltare ciò che è vivo ora

Pubblicato il 3 gennaio 2026 alle ore 17:49

Rallentare, tornare al corpo e riconoscere ciò che è presente prima di interpretarlo o cambiarlo

I buoni propositi arrivano puntuali.
Cambiare abitudini, migliorarsi, diventare più disciplinati, più centrati, più forti.

Spesso non ce ne accorgiamo, ma sotto questi intenti vive un messaggio silenzioso: così come sono, non va bene.

Siamo profondamente abituati a volerci diversi, spesso come pensiamo gli altri ci vogliano.
A correggerci prima ancora di sentirci.
A proiettarci in una versione futura che dovrebbe riscattarci da ciò che siamo ora.

Raramente ci fermiamo a sostare.
Ed è proprio per questo che, dopo qualche manciata di giorni, arriva la delusione di non essere riusciti a mantenere questa idea di cambiamento nel tempo.

È lo stesso movimento che ho già attraversato parlando del ritorno al centro, quando il fare lascia spazio all’ascolto e il corpo diventa di nuovo un punto di riferimento vivo, non un ostacolo da superare.

Rallentare non significa fermarsi

Sostare non è rinunciare al movimento.
È smettere di anticiparlo.
È smettere di delegare alla mente la decisione su cosa sarebbe corretto fare per il nostro bene.

Sostare significa restare abbastanza a lungo da poter ascoltare ciò che il corpo sta già chiedendo:
come stiamo davvero,
che energia ci attraversa,
dove siamo contratti,
dove siamo vuoti,
dove si muove il desiderio.

Quando rallentiamo e torniamo al corpo, ci permettiamo di accorgerci di ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento.
Non in astratto. Non in teoria. Ora.

Può essere riposo.
Può essere movimento fisico.
Può essere leggerezza.
Può essere fiducia.

Non sono obiettivi, ma condizioni di base.
Quelle che creano un appoggio reale, prima di qualsiasi scelta.
Quelle che ci permettono di rimetterci in piedi senza forzarci.

È solo da qui che diventa possibile comprendere quale direzione desideriamo prendere:
non come reazione a ciò che manca, ma come risposta a ciò che è presente.

Ascoltare senza difendersi

Questo atteggiamento lo conosciamo bene.
Non riguarda solo i buoni propositi o l’inizio dell’anno.

Accade ogni volta che sentiamo qualcuno parlare e ascoltiamo per rispondere, non per comprendere.
Quando restiamo nel nostro mondo senza lasciare che il mondo dell’altro ci tocchi davvero.

In quei momenti non stiamo ascoltando:
stiamo preparando una difesa.

Entriamo in chiusura per proteggerci.
Per poter dire, spesso senza parole:
- io non sono così sbagliato
- non è colpa mia
- non c’è nulla che io debba guardare...

Perché guardare, a volte, farebbe troppo male.

Il corpo lo sa prima della mente.
Le spalle si irrigidiscono.
Il respiro si accorcia.
Lo spazio interno si riduce.

Non c’è più ascolto.
C’è tenuta.

È una voce silenziosa, che non ragiona e non argomenta, ma che orienta.
La stessa dinamica si ripresenta quando cerchiamo di accelerare una trasformazione che ha bisogno ancora di maturare.
Non ascoltiamo ciò che è vivo: rispondiamo a un’idea di come dovremmo essere.

Il controllo non genera vita

Siamo anche abituati a collegare il fare al tenere tutto sotto controllo.
Come se muoverci significasse governare, prevedere, gestire ogni esito.
Come se il valore delle nostre azioni dipendesse dalla capacità di non perdere mai la presa.

Eppure, molte delle cose più vive che conosciamo nascono proprio quando il controllo si allenta.

I capelli spettinati dal vento non sono ordinati, ma sono veri.
L’innamorarsi non è una scelta razionale, è una resa.
Conoscere un luogo nuovo significa perdersi un po’, prima di orientarsi.

Anche alcune delle più grandi scoperte sono nate da ciò che non era previsto, come accadde con la scoperta della penicillina: un errore che, invece di essere scartato, fu osservato.

Il controllo dà sicurezza.
Ma raramente genera vita.

La vita accade quando le permettiamo di muoverci, invece di essere sempre noi a guidare.

Sostare nel non sapere

Sostare significa anche questo:
accogliere il non sapere, la possibilità che non tutto debba essere immediatamente chiaro o gestibile, lasciare spazio a ciò che emerge senza essere stato deciso prima, in assenza di giudizio e nella meraviglia.

Un inizio che non forza

Questo ciclo di gennaio non chiede uno sforzo in più.
Chiede un atto di onestà.

Onestà nel riconoscere dove siamo.
Quale energia è disponibile.
Cosa il corpo sta già comunicando, anche quando non ha parole gentili.

Ascoltare ciò che è vivo ora significa rinunciare, almeno per un momento, all’idea di dover essere diversi.
Significa permettere a ciò che c’è di esistere senza essere subito interpretato, difeso o cambiato.

Da questo ascolto non nasce una risposta immediata.
Nasce una base.

Una base fatta di presenza, di contatto, di realtà.
È da lì che, con il tempo giusto, può emergere una direzione che non è una reazione, ma un’azione. Un desiderio autentico.

Questo spazio non promette trasformazioni rapide.
Offre qualcosa di più essenziale:
la possibilità di tornare al corpo e di lasciarlo partecipare, finalmente, alle nostre decisioni.

Il ciclo comincia qui.
Nel punto in cui smettiamo di anticipare e iniziamo ad ascoltare.

Pratica

Prenditi qualche minuto.
Lasciati accomodare nel corpo.

Ascolta il respiro che si muove dentro di te.
Per un minuto, senza seguirlo.
Se arriva, concediti qualche respiro più profondo.

Lascia andare la fretta.
Lascia andare i pensieri, senza scacciarli.

Accogli ciò che c’è, esattamente così com’è.
Nulla da cambiare.
Nulla da aggiustare.

Anche i rumori possono essere integrati.

Sosta lì.
Nel non fare.
Sospeso.

E accogli ciò che c’è.

Verso la meditazione guidata

Se senti il desiderio di vivere questo momento non da solo, ma accompagnato, mercoledì 07 gennaio alle ore 21,00 ci ritroveremo per una meditazione dal vivo dedicata a questo tema.

Se lo senti questo è il momento per sostare ed accogliere ciò che esiste in te.

Indice degli argomenti trattati: Rallentare · Ascolto del corpo · Presenza · Consapevolezza incarnata · Buoni propositi e aspettative · Volerci diversi · Identità e condizionamento esterno · Sostare · Non anticipare il cambiamento · Bisogni reali · Energia disponibile · Desideri autentici · Ascolto profondo · Ascolto difensivo · Chiusura e protezione · Corpo e reazioni automatiche · Controllo · Perdita del controllo · Fiducia · Non sapere · Meraviglia · Onestà interiore · Verità del momento presente · Scelta vs reazione · Azione non forzata · Inizio di un nuovo ciclo.

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