Quando smetti di ascoltare per restare

Pubblicato il 20 giugno 2026 alle ore 18:58

Quando la paura di aver sbagliato ci allontana dall'ascolto di ciò che stiamo diventando.

Reti da pesca con galleggianti appese a un muro. Una metafora delle aspettative e delle immagini che possono allontanarci dall'ascolto di ciò che è vivo nelle relazioni.

La ricerca della persona giusta

A volte rimaniamo incastrati dentro delle maglie di una rete così sottili ed invisibili che solo quando iniziamo a muoverci percepiamo che esistano.

Nelle settimane scorse abbiamo affrontato due temi importanti: quello del riconoscimento e quello dell'allontanamento dalla relazione con noi stessi. Questa settimana ci avviciniamo a ciò che ci fa allontanare dall'ascolto di ciò che si muove in noi.

Qual è l'obiettivo della nostra relazione?

Cosa stiamo difendendo?

Quali sono i rischi che percepiamo?

Partiamo dal presupposto che ogni relazione è perfetta per darci ciò che ci serve per crescere, per aiutarci a chiedere aiuto, per rinforzare o mettere in dubbio le nostre credenze, per farci scoprire parti di noi che mai immagineremmo così vicine oltre che per connetterci, attraverso questo canale, all'energia dell'amore.

Non siamo qui per giudicare niente e nessuno ma per entrare con passi gentili dentro un territorio di osservazione.

Ho notato quanto sia importante per alcune persone arrivare alla base dell'arcobaleno per trovare, proprio lì, ai suoi piedi, la persona perfetta con cui costruire una relazione.

La programmazione che ci è arrivata dalle favole è stata importante. Quel "e vissero felici e contenti" lo abbiamo metabolizzato come un punto di arrivo da raggiungere ad ogni costo. Quasi mai, però, qualcuno ci ha spiegato cosa significhi davvero vivere felici e contenti.

Come se fosse sufficiente incontrare la persona giusta perché tutto il resto si sistemasse da sé. Come se la felicità fosse una conseguenza automatica dell'incontro e non qualcosa che richiede presenza, ascolto, crescita e la disponibilità a continuare a conoscersi.

Quasi mai abbiamo trovato lo spazio per domandarci:

"Cosa significa per me vivere felice e contento?"

A volte la ricerca è così lunga ed estenuante che i cercatori, dopo aver tentato di tutto un po', arrivano alla considerazione che forse possono accontentarsi del meno peggio che hanno trovato.

Si ritrovano davanti due possibilità: scegliere la persona che hanno vicino oppure perdere l'illusione dell'esistenza del principe azzurro o della principessa.

E tra le due scelgono la prima.

Accorgersi che ciò che credevamo profondamente vero potrebbe non esserlo è qualcosa di grande. Non mette in discussione soltanto una convinzione. Mette in discussione la fiducia che riponiamo nella nostra capacità di scegliere.

Senza accorgersene, però, questi cercatori hanno attraversato ogni esperienza che incarnava la perfezione di ciò che per loro era importante sperimentare, anche quando i risultati non hanno prodotto la felicità sperata.

Quando una relazione diventa qualcosa da proteggere

Ma cosa accade quando, dopo tanta ricerca, si decide che è ora di fermarsi?

Magari perché sentiamo che il tempo sia quasi scaduto. Oppure perché il desiderio di costruire qualcosa con qualcuno è così forte che, dopo anni trascorsi a cercare, mostrarci, adattarci, limare alcune parti di noi e metterne in evidenza altre, stabiliamo che quella sarà l'unica e l'ultima relazione amorosa della nostra vita.

E proprio per questo iniziamo a percepirla come qualcosa che non può essere messo in discussione.

È forse questo il momento in cui una relazione smette di essere un'esperienza e diventa qualcosa da proteggere?

Quando accade, potremmo iniziare a investire più energie nel mantenere viva un'immagine che nell'incontrare davvero ciò che abbiamo davanti. La relazione non è più qualcosa che scopriamo giorno dopo giorno ma qualcosa che tentiamo di conservare.

E allora la domanda diventa:

cosa stiamo davvero proteggendo?

La relazione?

Il progetto che abbiamo costruito?

Oppure l'idea che la nostra scelta debba continuare ad essere quella giusta?

Quanto è importante per noi sentirci scelti?

E quanto temiamo che quella scelta possa essere rimessa in discussione?

La fotografia che sostituisce la realtà

Quante volte ho sentito dire: "Non è più la persona che ho conosciuto e di cui mi sono innamorato."

Ma siamo sicuri che quella persona fosse davvero la stessa che oggi abbiamo davanti?

Forse, in parte, stava ancora cercando di essere ciò che riteneva necessario per essere amata. Oppure stava attraversando una fase della propria vita che oggi non esiste più.

Forse non siamo davanti ad un errore.

Forse siamo semplicemente davanti ad un'evoluzione.

È piuttosto normale che le persone, attraverso le esperienze, arrivino ad essere qualcuno di diverso. Questo però non le rende sbagliate. Le rende semplicemente diverse dall'identità a cui abbiamo fatto riferimento quando abbiamo iniziato a camminare insieme.

Spesso questo individuo, di cui abbiamo tracciato a colpi di scalpello su una roccia un identikit quasi perfetto quando lo abbiamo conosciuto, viene dato per scontato. Quasi come se lo avessimo imparato come un concetto di base della matematica che non ha più necessità di ricevere attenzione.

Non è più necessario meravigliarsi giorno per giorno di ciò che sta diventando.

E questo non riguarda solo l'altro. Anche noi stessi ci priviamo della stessa attenzione perché, nello scoprirci nuovi, potremmo accorgerci di non essere più la scelta dell'altra persona così come l'altro potrebbe essere molto lontano da ciò che sentiremmo più affine a noi in questo momento della vita.

Quando smettiamo di portare attenzione a qualcosa, in questo caso stiamo parlando di due esseri umani, quello che rimane è un'immagine.

Una fotografia.

E una fotografia è inanimata.

Priva di anima.

Tornare a vedere chi abbiamo davanti

Se un tempo ci divertivamo insieme e ora non più, il divertimento è diventato un ricordo che rischiamo di confondere con ciò che ancora viviamo.

Se un tempo c'era passione ed ora non c'è più, forse quella affinità fatta di chimica non appartiene al presente.

Se un tempo c'era vicinanza e ora ci sono solo programmi per sopravvivere all'organizzazione di una famiglia, forse anche questo fa parte di un ricordo.

La fotografia non è sufficiente.

Una relazione non continua a vivere solo perché un tempo eravamo vicini.

Ha bisogno di attenzione.

Ha bisogno di presenza.

Ha bisogno di qualcuno disposto a incontrare ciò che esiste oggi e non soltanto ciò che è esistito ieri.

Chi sei ora?

Chi è ora quella persona che quando ti sorrideva ti faceva sciogliere?

La stimi?

Le ricordi la bellezza che porta nel mondo quando lei se ne dimentica?

Riesci ancora a vederla?

Le maglie invisibili della rete

Quando sentiamo di essere intrappolati dentro una rete le cui maglie sono molto fini, quasi invisibili, spesso le maglie sono costituite dalle immagini che abbiamo costruito, dalle definizioni che abbiamo dato, dalle promesse che abbiamo fatto o ricevuto, dalle aspettative che ci siamo creati ma soprattutto dalle idee che abbiamo di chi siamo.

Osservare questi meccanismi può interrompere un processo di cui non ci eravamo accorti. Può portare ad un cambiamento radicale del nostro approccio e quindi della nostra interazione con il partner. Ma può anche portarci ad accorgerci che un tempo è finito e che possiamo chiudere un processo con gratitudine, dando a noi stessi e all'altro la possibilità di vivere qualcosa di più autentico.

Ho sbagliato scelta?

Quando due persone arrivano a darsi per scontate può essere utile domandarsi quale bisogno stia guidando la relazione. Perché spesso è proprio quel bisogno a rendere difficile ascoltare ciò che sentiamo.

Il bisogno di sentirsi riconosciuti?

La paura di camminare da soli?

Il desiderio di essere considerati normali perché in relazione?

Oppure qualcos'altro che appartiene soltanto alla nostra storia?

Una delle domande che potrebbe farci sentire davvero scomodi è:

"Ho sbagliato a scegliere il mio partner?"

Forse la domanda che possiamo porci è un'altra:

È possibile che una scelta sia stata giusta nel momento in cui è stata compiuta e che oggi stia chiedendo una forma diversa?

Facciamo fatica ad accorgerci che ogni strada che prendiamo è corretta nel momento in cui la scegliamo ma che, in un momento diverso, può non essere più coerente con ciò che siamo diventati.

È sempre nell'istante presente che possiamo far prendere una direzione diversa ad una relazione senza dover arrivare all'odio o andare alla ricerca del colpevole che ha causato un fallimento.

Si può scegliere di compiere nuove scelte e perdonare il pensiero di aver sbagliato strada la volta precedente.

Quando una forma cambia non perde valore

Ciò che magari sta finendo non perde valore perché vuole cambiare forma.

Vedo io stesso l'amore che porto nel cuore per alcune persone con cui ho avuto relazioni più o meno lunghe ma che ho sentito davvero importanti.

Hanno cambiato la mia chimica, sono entrate nelle mie cellule e sento i loro modi di dire uscire dalle mie labbra con sorrisi gentili.

Come si fa a pensare che ci sia qualcosa di sbagliato in questo?

E come, per semplice analogia, potrebbe esserci qualcosa di sbagliato in altre relazioni che non hanno portato esattamente ciò che avevamo immaginato?

E quindi cosa sto davvero difendendo quando smetto di ascoltare ciò che sento?

La relazione?

Il progetto che avevo costruito?

L'idea di non aver mai sbagliato?

Oppure l'idea che cambiare direzione significhi aver fallito?

Pratica

Pensa ad una relazione importante.

Porta alla mente l'immagine che hai di quella persona.

Osservala.

Accorgiti di quanto sia familiare.

Ora lascia andare quell'immagine.

Per qualche istante prova a porti una sola domanda: Chi è questa persona oggi?

Non cercare una risposta. Resta in ascolto.

Poi rivolgi la stessa domanda a te stesso: Chi sono io oggi?

Anche qui non cercare una definizione.

Lascia che sia l'esperienza a mostrarti qualcosa.

Verso la meditazione di questa settimana

Mercoledì 24 giugno, alle ore 21.00, ci incontreremo per attraversare insieme questo spazio di osservazione.

Porteremo attenzione a quelle immagini che abbiamo costruito nel tempo, alle aspettative, alle definizioni e alle idee che abbiamo di noi stessi e delle nostre relazioni.

Con delicatezza proveremo ad allentare ciò che ci impedisce di ascoltare ciò che è vivo oggi, lasciando spazio ad uno sguardo più autentico su ciò che stiamo diventando.

Se senti che questo tema ti riguarda, sarò felice di accompagnarti.

Trovi tutte le informazioni nel modulo di iscrizione qui sotto.

Indice degli argomenti trattati: • La ricerca della persona giusta • Il significato del "felici e contenti" nelle relazioni • Quando smettiamo di osservare chi abbiamo accanto • La fotografia e ciò che è vivo nella relazione • Le aspettative, le definizioni e le reti invisibili • La paura di aver sbagliato partner • Quando una relazione cambia forma • Ascoltare ciò che emerge senza temere il cambiamento

Aggiungi commento

Commenti

Non ci sono ancora commenti.