Aspettative, delusione e il bisogno di controllare la realtà.
Aspettative, delusione e il bisogno di controllare la realtà
A chi non capita di sentire lo stomaco chiudersi, sentire le energie abbassarsi, perdere apertura nei confronti delle persone e della vita quando vediamo cadere nel vuoto qualcosa per cui abbiamo tanto lavorato o per cui ci siamo tanto spesi?
Una relazione, un progetto, un incontro, un gesto fatto con il cuore, un desiderio, un’immagine di come pensavamo sarebbe andata.
E invece no. Qualcosa prende una forma diversa.
A volte basta poco: una risposta che non arriva, una persona che reagisce diversamente da come avremmo fatto noi, un mancato riconoscimento, una situazione che devia dalla direzione che avevamo immaginato. E il corpo si chiude.
Arrivano amarezza, frustrazione, delusione, rabbia e, a volte, anche tristezza profonda. Come se ciò che è accaduto avesse improvvisamente tolto valore a ciò che siamo o a ciò che abbiamo fatto.
Quando la realtà non coincide con le aspettative
Spesso la sofferenza non nasce solo dalla realtà che stiamo vivendo. Nasce anche dalla distanza tra ciò che accade e l’immagine che avevamo costruito dentro di noi.
Ci facciamo idee sulle persone, su come dovrebbero amarci, su come dovrebbero comportarsi, su ciò che dovrebbero capire senza che venga detto. Molte volte non incontriamo davvero l’altro: incontriamo l’idea che ci siamo costruiti di lui.
Usiamo l’idea di noi stessi come misura del reale.
“Io non lo avrei fatto.”
“Io ci sarei stato.”
“Io avrei dato importanza a questa cosa.”
“Io avrei sentito il suo dolore.”
E senza accorgercene iniziamo a pretendere che il mondo segua il nostro racconto, la nostra sensibilità, il nostro modo di comunicare, di percepire l’amore.
Ma l’altro non è il nostro riflesso. E forse parte del dolore nasce proprio quando ci accorgiamo che non sente, non ama e non guarda la vita nello stesso modo in cui lo facciamo noi.
Quando esce dall’immagine che avevamo costruito, sentiamo urto. A volte persino tradimento. Una chiusura immediata.
Aspettative, bisogno di riconoscimento e valore personale
Lo stesso movimento accade anche nel lavoro, nei gesti quotidiani, nel modo in cui ci spendiamo continuamente per gli altri.
Facciamo, aiutiamo, accogliamo, restiamo disponibili, cerchiamo di esserci nel modo giusto. Ma sotto alcuni gesti, a volte, può nascondersi anche un’attesa invisibile: quella di essere finalmente riconosciuti, scelti, visti.
Come se la vita dovesse restituirci qualcosa in cambio di tutto ciò che abbiamo dato.
E quando questo non accade, il dolore diventa enorme, perché non stiamo solo perdendo un risultato: stiamo perdendo l’immagine attraverso cui cercavamo di sentire il nostro valore.
Forse è anche qui che iniziamo a vedere la differenza tra un gesto libero e un gesto che, silenziosamente, attende un ritorno. Tra l’incontro e il bisogno. Tra l’amore e lo scambio.
Tempo fa, nell’articolo Amore incondizionato, avevamo attraversato proprio questo movimento: quanto facilmente l’amore possa trasformarsi in richiesta, aspettativa o bisogno di conferma quando non riusciamo a restare in contatto con il nostro valore.
E allora il rischio non è più incontrare davvero l’altro.
A volte abbiamo così poca stima di noi stessi che nasce il bisogno che sia l’esterno a convincerci del contrario. Allora cerchiamo amore nelle relazioni, riconoscimento nel lavoro, conferme nei risultati, attenzione nei gesti degli altri.
Come se qualcuno, finalmente, dovesse dirci:
“Sei abbastanza.”
Eppure nessuna conferma esterna riesce davvero a colmare quella distanza. Perché il bisogno continua a spostarsi, continua a cercare, continua a pretendere che qualcosa fuori sistemi ciò che dentro non riusciamo ancora ad abitare.
Nessuno può convincerci di qualcosa che non sentiamo e, finché non riusciremo a restare in contatto con il nostro diritto di esistere, questo meccanismo resterà vivo e potente.
Il controllo sulla vita e la difficoltà di accettare ciò che è
Così iniziamo a controllare. Controlliamo le relazioni, le situazioni, le reazioni degli altri, la direzione della nostra vita. Cerchiamo di indirizzare la realtà verso ciò che riteniamo giusto, corretto, desiderabile.
Ma in questo movimento perdiamo qualcosa di essenziale: il presente.
Non vediamo più ciò che c’è. Vediamo continuamente ciò che manca rispetto all’immagine che avevamo costruito e perdiamo contatto con tutto ciò che, anche in mezzo a quel dolore, continua ad essere vivo.
E allora forse parte della sofferenza non nasce solo perché la realtà è difficile, ma perché continuiamo a chiederle di essere diversa da ciò che è già.
La vita non ha bisogno della nostra approvazione per essere reale.
Esiste anche quando non coincide con i nostri desideri. Esiste anche quando rompe le immagini che avevamo costruito. Esiste anche quando prende direzioni che non comprendiamo.
E, per quanto possa far male, non tutto ciò che cade è un errore.
A volte è soltanto la fine di un’immagine.
E sotto quell’immagine, lentamente, può iniziare ad apparire qualcosa di più vivo, più vero, meno controllato. Qualcosa che non chiede alla vita di essere perfetta per poter finalmente essere incontrata e vissuta.
Pratica
Nei prossimi giorni prova semplicemente ad osservarti in un momento di delusione, fastidio o chiusura.
Non serve cambiarlo.
Non serve correggerti.
Fermati un attimo e chiediti:
“Cosa mi aspettavo accadesse?”
“Quale immagine avevo costruito dentro di me?”
“Cosa sto chiedendo alla realtà di essere diverso da ciò che è?”
Poi togli lo sforzo dal corpo e resta qualche istante con lui. Osserva cosa succede.
Per ogni fragilità abbracciata si aprirà un po' di intimità in più con te stesso.
Verso la meditazione di questa settimana
Mercoledì prossimo, durante il nostro incontro dal vivo su Zoom, attraverseremo insieme questo tema:
Non per eliminare ciò che sentiamo, ma per restare più vicini a ciò che è vivo mentre accade.
Se senti che questo spazio ti riguarda, puoi esserci.
Sotto trovi il modo per partecipare.
Indice degli argomenti trattati: Aspettative e delusione • Bisogno di controllo • Aspettative nelle relazioni • Delusione emotiva • Bisogno di riconoscimento • Conferme esterne e autostima • Relazioni affettive • Desiderio e bisogno • Vivere il presente • Accettare la realtà • Corpo ed emozioni • Consapevolezza emotiva • Crescita interiore • Meditazione e ascolto di sé • Presenza e contatto con se stessi
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