Quando continui a sforzarti ma dentro non funziona, forse non è la volontà che manca, ma l’ascolto.
Per muoversi con disinvoltura nel mondo ci vuole tempo. Il corpo lo sa. Prima di trovare equilibrio si cade, si perde appoggio, si torna giù. Il corpo prova, aggiusta, riprova. Non si spiega niente, sente. Poi, a un certo punto, stare in piedi diventa possibile.
Quando il movimento diventa sforzo
Crescendo qualcosa cambia: l’esplorazione del movimento smette di essere una gioia e diventa uno sforzo.
Ogni movimento è finalizzato ad arrivare, controllare, tenere tutto insieme, rispettare le aspettative. E per farlo spingiamo.
Quando i movimenti nascono da questa spinta facciamo tutto da soli e la fatica è la stessa di spingere un aratro a mano. Si va avanti, ma ogni passo costa, e il solco si apre solo perché lo stiamo forzando.
Perché continuiamo a spingere
Viene da chiedersi: perché continuiamo a spingere anche quando sentiamo che non scorre?
La risposta, spesso, è la volontà.
Quella che ci imponiamo per restare dove siamo, per non tradire nessuno – a parte noi stessi – per non entrare in sensazioni che non sono comode, per cercare di essere all’altezza, per “essere adulti”.
Ci è stato fatto credere che crescere sia qualcosa che abbiamo già fatto. Il corpo è diventato grande, ma qualcosa dentro si è adattato, si è stretto.
Nel momento in cui forziamo per andare avanti, riduciamo anche la nostra reale dimensione.
Quando il corpo si spegne
Il corpo lo sente.
Si affievoliscono le voglie, i desideri, il piacere. Le energie scendono, la luce dentro si abbassa e con lei anche l’entusiasmo.
Tutto si colora di tristezza, di lentezza o, per assurdo, di una velocità che non porta da nessuna parte ma ci scombussola. Lo sguardo si chiude.
La bellezza intorno smette di arrivare, non perché non ci sia, ma perché non la raggiungiamo più.
E allora cerchiamo qualcosa che ci spenga: uno schermo, una distrazione, qualcosa che ci porti via da lì. Non per stare meglio, ma per non sentire.
Spegniamo il sentire, perché iniziamo ad associarlo solo a ciò che è scomodo, dopo aver chiuso per tanto tempo le porte a ciò che ci accende.
Quando torniamo a sentire
Quando torniamo a sentire, qualcosa cambia. Non abbiamo più bisogno che qualcosa da fuori ci salvi. C’è un movimento che nasce dentro: non lo decidiamo, non lo costruiamo.
A un certo punto ci alziamo. Usciamo da quella stanza.
Le paure restano, ma non riescono più a tenerci fermi. Non perché siamo più forti, ma perché restare inizia a costare troppo.
C’è una sensazione di chiusura, di vita che si spegne. Diventa più chiaro quello che stiamo perdendo restando lì di quello che potremmo perdere muovendoci.
Non è un calcolo. È il corpo che guida.
Muoversi seguendo ciò che senti
Quando smettiamo di spingere e ci lasciamo muovere da qualcosa che sentiamo dentro, il movimento cambia. Non siamo più noi a trascinare tutto.
C’è un appoggio che arriva. Un orientamento più semplice.
Le cose non si incastrano sempre, ma smettono di essere contro. Le coincidenze iniziano a presentarsi.
Il corpo si alleggerisce, il respiro si apre e smetti di spingere. Non serve più.
È come un uccello che plana sulle correnti d'aria e si lascia portare.
Da qui l’orientamento interno diventa concreto.
Pratica
Fermati un momento e porta l’attenzione al corpo, senza cambiare nulla. Chiediti dove stai spingendo.
Non cercare una risposta giusta, lascia che sia il corpo a mostrartelo.
Poi resta lì ancora un attimo e senti se, sotto quella spinta, c’è già un movimento più piccolo che stai cercando di ignorare.
Verso la pratica di questa settimana
Se senti che questo spazio ti riguarda, puoi esserci.
Mercoledì 22 aprile alle ore 21,00 ci incontriamo su Zoom in uno spazio di meditazione per tornare a sentire l'orientamento interiore.
Subito sotto trovi il modo per iscriverti.
Indice dei temi trattati: ascolto del corpo • crescita personale • movimento interiore • smettere di forzare • gestione delle emozioni • resistenza interiore • energia vitale • consapevolezza
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