Nel fluire: fiducia nel movimento e ascolto del corpo

Pubblicato il 25 aprile 2026 alle ore 16:24

Ti è mai capitato di sentire che qualcosa stava scorrendo… e poi, senza un motivo chiaro, si è chiuso?

Quando il movimento accade senza sforzo

All’inizio c’è qualcosa di semplice che accade. Le cose divengono e tu sei lì, dentro a quel movimento. Non senti il bisogno di capire, di trattenere, né di sapere dove stai andando. C’è movimento e c’è fiducia, un’esperienza diretta che passa attraverso il corpo e il sentire.

Quando il corpo perde appoggio

Poi qualcosa cambia. Non all’esterno, ma dentro. La tua stabilità si ritrae appena, in un modo quasi impercettibile, ma il corpo lo riconosce subito: qualcosa si stringe all’altezza del cuore, come se lo spazio che prima era aperto diventasse più stretto. È lì che senti che l’appoggio non è più lo stesso.

L’ingresso della mente e i pensieri limitanti

Da lì entra la mente. Non perché hai sbagliato, ma perché la tua presenza non regge più allo stesso modo. Quando la fiducia nel movimento non è più accessibile nello stesso modo, la mente prova a intervenire per sostenere ciò che non sente più stabile. Nomina, definisce, giudica, costruisce.

“Non sono abbastanza.”
“Non merito.”
“Meglio così, almeno non soffro dopo.”

Non è contro di te. È un modo per ritrovare appoggio quando il corpo non lo sente più.

Il controllo riduce il fluire

Ma quel movimento che prima si apriva da solo non può essere sostenuto così. Si restringe. Può sembrare più sicuro, ma ciò che stai vivendo è meno vivo, meno in contatto con il presente.

Il punto chiave: una potente fragilità

Eppure c’è un punto molto preciso, un passaggio sottile in cui tutto questo accade e tu lo vedi mentre succede. Senti la stretta, riconosci le frasi, percepisci il gesto che si apre per proteggerti, e in quel momento non sei ancora completamente dentro quella forma che conosci così bene.

Quello spazio è una potente fragilità: non hai più l’apertura iniziale, ma non sei ancora chiuso. Sei nel mezzo, ed è lì che il movimento è ancora vivo, non perché la paura non ci sia, ma perché non ha ancora preso tutto lo spazio.

La fiducia nel corpo e nel respiro

La fiducia non è qualcosa da costruire né qualcosa che arriva da fuori. È una possibilità sempre presente, che diventa accessibile o meno a seconda di come stai. Quando il corpo è aperto e il respiro ha spazio, la senti. Quando il corpo si chiude e il respiro si accorcia, sembra sparire.

Non perché non ci sia, ma perché non riesci a entrarci. Come quando il corpo è incurvato e il respiro non passa pieno: l’aria c’è, ma non può essere accolta allo stesso modo. Quando il corpo si apre, lo spazio cambia, e quello che prima sembrava non esserci torna disponibile.

Restare nel fluire del momento presente

Nel fluire non si tratta di restare sempre aperti, ma di riconoscere quel momento in cui la fiducia si ritrae, il corpo perde appoggio e la mente entra a sostenere. È proprio lì che qualcosa può ancora accadere senza essere già deciso.

Ed è lì che puoi restare, anche solo per un istante, senza chiuderti subito nella forma che già conosci.

Pratica

Accorgiti di quando inizi a sforzarti.

Fermati un attimo.

Cosa accade nel corpo?
Il respiro cambia?

Arrivano parole che già conosci?

Osservale, riconosci se sono familiari.

E nota: sei ancora lì.

Verso la meditazione di questa settimana

Se senti che questo spazio ti riguarda, puoi esserci.

Mercoledì 29 aprile alle 21:00 ci incontriamo su Zoom, in uno spazio di meditazione per tornare ad ascoltare questo movimento.

Subito sotto trovi il modo per iscriverti.

Indice dei temi trattati: fluire nel momento presente · fiducia nel movimento · fiducia in sé · ascolto del corpo · presenza e consapevolezza · perdita di appoggio · intervento della mente · pensieri limitanti · bisogno di controllo · relazione con la paura · apertura e chiusura · esperienza diretta del sentire

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