Ciò che è semplice non è sempre facile.
A volte quello che riconosciamo come paura non è paura. È qualcosa che ha la stessa intensità: un’attivazione nel corpo, un aumento di energia. E lo chiamiamo paura perché è ciò che conosciamo meglio quando qualcosa diventa intenso.
Quando nasce il primo passo
Quando stiamo per compiere il primo passo si muove in noi una sensazione particolare. Ha a che fare con la paura di fallire e con la paura di riuscire. Si muovono insieme.
La paura di riuscire, a volte, non riguarda ciò che accadrà fuori, ma ciò che potrebbe cambiare dentro. Se non ho più bisogno che qualcuno mi aiuti o mi sostenga, resterò solo/a? Se vado in questa direzione, potrò tornare indietro? E se non torno, o anche se torno, cosa penseranno gli altri di me?
Il corpo riconosce quando qualcosa è finito
Ci sono momenti in cui il corpo è testimone che quel territorio non è più fertile, come accade quando restiamo anche quando nulla sembra cambiare.
Lo si percepisce appassire, senza un evento preciso, senza qualcosa che si rompe davvero.
Eppure qualcosa si muove. Non è ancora azione, non è ancora scelta. È un inizio.
A volte restiamo fermi non perché non possiamo muoverci, ma perché restiamo dentro a equilibri che, anche se fragili, conosciamo.
Il rumore mentale e la dispersione dell’energia
L’energia per compiere il primo passo c’è già. Non manca.
Ma non sempre viene seguita.
Si disperde.
Si muove nei pensieri.
Nel cercare di capire.
Nel decidere.
Nel tornare indietro e nel voler andare avanti insieme.
E questo affatica.
Confonde.
A volte si arriva a fine giornata con una sensazione molto semplice: sono stanco morto e non ho fatto nulla.
Si percepisce nel corpo come stanchezza. L’umore si abbassa. I pensieri aumentano, creano rumore e prendono una direzione più chiusa, più pesante.
Il corpo sente qualcosa di chiaro, ma non viene seguito.
A volte si arriva a fine giornata con una sensazione molto semplice:
sono stanco morto e non ho fatto nulla.
Quando il corpo si attiva
E mentre il primo passo si avvicina il corpo si attiva. Arriva l’adrenalina, arriva un’eccitazione sottile. Una nuova energia si muove.
Non è sempre chiaro cosa sia, non è sempre leggibile, ma è vita che si muove.
E il corpo non si muove più con fatica.
Fare il primo passo: un’esperienza di consapevolezza
Il primo passo non nasce per portarci lontano. Nasce nel momento in cui qualcosa dentro non riesce più a restare fermo.
È ciò che permette uno spostamento, anche minimo, da un punto in cui si era rimasti.
E in quello spostamento, anche piccolo, può emergere una nuova forma di consapevolezza: non qualcosa da capire, ma qualcosa che il corpo può iniziare ad abitare.
E che ha una qualità diversa da ciò che si stava spegnendo.
Pratica
Se vuoi, puoi restare un attimo qui. Senza cercare di fare qualcosa.
Solo osservare.
Se c’è un movimento, anche minimo, che si affaccia.
Un impulso. Un accenno.
E nello stesso momento, se c’è qualcosa che lo trattiene.
Non serve seguirlo. Non serve cambiarlo.
Solo accorgerti di quel punto in cui qualcosa inizia e viene fermato.
Se lo vedi, puoi restare.
Puoi portare luce su quello che c’è.
Puoi portare amore.
Verso la meditazione di questa settimana
Se senti che questo movimento ti riguarda, la meditazione di mercoledì 1° aprile sarà uno spazio semplice per restare lì, nel momento in cui qualcosa inizia a muoversi.
Ci ritroveremo su Zoom alle ore 21.00, per stare in ascolto del corpo e accorgerci di quel punto in cui il movimento nasce, senza doverlo forzare.
Se vuoi partecipare, trovi il modulo di iscrizione e tutte le informazioni cliccando sul pulsante sotto questo scritto.
Indice dei temi trattati: crescita interiore • consapevolezza • ascolto del corpo • primo passo • cambiamento personale • paura di cambiare • paura di riuscire • paura di fallire • energia emotiva • rumore mentale • gestione dei pensieri • blocchi interiori • movimento interiore • equilibrio emotivo • presenza nel qui e ora • sviluppo personale.
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