Desiderare e volere

Pubblicato il 10 ottobre 2026 alle ore 16:54

Oltre i confini di ciò che conosci.

Quando è stata l'ultima volta che ti sei perso a contemplare un cielo tempestato di stelle? Quante volte hai chiesto a una stella cadente di prendere in custodia un tuo desiderio?

Forse oggi quel gesto ti fa sorridere, ti sembra qualcosa che appartiene all'infanzia, a un tempo in cui era più facile credere che tutto fosse possibile. Eppure, dietro quel semplice gesto, si nasconde un legame ancestrale tra l'essere umano, le stelle e la sua capacità di desiderare.

La parola desiderare deriva dal latino desiderare, tradizionalmente collegato a sidus, stella, astro, e porta con sé il significato di sentire la mancanza di qualcosa. Nell'interpretazione simbolica che ne offre Igor Sibaldi, desiderare assume anche un significato più ampio: smettere di dipendere da ciò che gli astri sembrano aver stabilito per noi e rivolgere lo sguardo verso qualcosa che va oltre ciò che crediamo sia già scritto.

Desiderare da questa prospettiva diventa un movimento di libertà, la possibilità di immaginare qualcosa che ancora non esiste nella nostra realtà, senza dover chiedere il permesso alle circostanze o ai limiti che abbiamo imparato a considerare insuperabili.

Quanto spazio concedi ai tuoi desideri?

Crescendo, abbiamo imparato a distinguere ciò che è possibile da ciò che non lo è, ciò che è opportuno da ciò che potrebbe suscitare disapprovazione. Abbiamo incontrato aspettative, giudizi, responsabilità e, poco alla volta, possiamo aver cominciato a giudicare anche i nostri desideri attraverso questi criteri.

Così, a volte, basta che un desiderio si affacci perché venga immediatamente messo in discussione: posso permettermelo? È giusto? Come potrei realizzarlo? E se poi non ci riuscissi?

Senza accorgercene, ci concediamo di desiderare soltanto ciò che sappiamo già come ottenere, oppure ciò che non mette troppo in discussione noi stessi e la vita che già conosciamo.

Ma chi ha deciso che debba funzionare così?

Oltre la luce della candela

Immagina di attraversare una stanza buia con una candela in mano. La luce permette di vedere soltanto ciò che si trova a pochi passi da te, mentre tutto il resto rimane nascosto. Se cominciassi a credere che solo la piccola porzione illuminata rappresenti l'intera stanza, finiresti per muoverti sempre nello stesso spazio, senza nemmeno immaginare quanto altro potrebbe esserci intorno.

Qualcosa di simile può accadere nella nostra vita.

Possiamo rimanere in relazioni nelle quali non ci troviamo più bene, continuare a svolgere un lavoro che non ci gratifica, ripetere esperienze e abitudini che conosciamo ormai a memoria. Impariamo a orientarci all'interno di questa realtà e, senza rendercene conto, la consideriamo l'unica disponibile.

Eppure, ciò che oggi esiste nella nostra vita non rappresenta tutto ciò che esiste.

Desiderare è permettere al nostro sguardo di andare oltre a ciò che riconosciamo come confortevole, verso possibilità che non abbiamo ancora immaginato, esperienze che non abbiamo vissuto, parti di noi che non abbiamo ancora incontrato.

Non abbiamo bisogno di sapere come raggiungere qualcosa per concederci di desiderarla.

Possiamo immaginare una relazione diversa, un'esperienza che non abbiamo mai fatto, un modo nuovo di esprimerci, una vita che oggi ci sembra lontanissima. E mentre lasciamo spazio a queste possibilità, il nostro mondo comincia già ad ampliarsi.

Non perché tutto ciò che desideriamo si realizzerà, ma perché smettiamo di considerare ciò che conosciamo come il limite di ciò che possiamo vivere.

Quando il desiderio diventa volere

Ma che cosa accade quando un desiderio smette di essere soltanto qualcosa che immaginiamo e comincia a diventare qualcosa che vogliamo vivere?

Pensa all'inizio di una storia d'amore e alla prima volta che fate l'amore.

C'è stato un tempo in cui quell'incontro esisteva soltanto nella tua immaginazione. Forse ti sei chiesto come sarebbe stato avvicinarti, sentire il suo profumo, sentire la sua pelle sotto le tue dita, sentire il suo corpo vicino al tuo. Hai immaginato il piacere, l'intimità, la possibilità di scoprire qualcosa che ancora non conoscevi.

Poi arriva il momento in cui quella possibilità è davanti a te.

Senti l'attrazione, l'euforia, il piacere di avvicinarti. Magari un po' di paura, l'insicurezza di mostrarti, l'emozione di entrare in un'esperienza nuova. Non sai esattamente che cosa accadrà, come reagirai, che cosa scoprirai dell'altro e di te stesso.

Eppure vuoi esserci.

Non perché tutte le tue paure siano scomparse, ma perché senti il piacere di vivere quell'incontro, di lasciarti coinvolgere, di scoprire ciò che ancora non conosci.

È il volere che si è acceso.

La paura può esserci, l'insicurezza anche, e non per questo devono occupare tutto lo spazio. Possono convivere con il piacere, con la curiosità, con quella voglia di vivere che ti spinge ad avvicinarti a ciò che desideri.

E forse è proprio questo che abbiamo dimenticato del volere.

Lo abbiamo associato così spesso alla fatica, alla disciplina, alla necessità di impegnarci e ottenere risultati, che rischiamo di non riconoscere più il piacere che può metterci in movimento.

Quante volte ci siamo detti che avremmo dovuto trovare la forza di fare qualcosa? Cambiare lavoro, iniziare un'attività, esprimere un bisogno, vivere un'esperienza nuova. Abbiamo cercato di convincerci, di motivarci, di superare le nostre resistenze, come se volere significasse soprattutto riuscire a imporsi una direzione.

Ma ricordi che cosa accade quando qualcosa ti attrae profondamente?

Non hai bisogno di ricordarti continuamente che devi volerlo: vuoi avvicinarti, conoscerlo, sperimentarlo. E mentre ti muovi puoi incontrare difficoltà, dubbi, persino momenti in cui vorresti tornare indietro. Ma ciò che ti ha messo in movimento non è stato un obbligo.

È stato il piacere di vivere qualcosa.

Il piacere di volere

Possiamo concederci il tempo di ascoltare ciò che ci attrae, ciò che ci incuriosisce, ciò che ci fa sentire vivi. Lasciare che un desiderio trovi spazio senza interrogarlo immediatamente sulla sua utilità o sulla possibilità di realizzarlo.

E magari scoprire che, mentre lo ascoltiamo, qualcosa comincia a cambiare.

Un desiderio che prima osservavamo da lontano acquista consistenza. Non è più soltanto una bella immagine da contemplare, ma qualcosa verso cui sentiamo di volerci avvicinare.

Non abbiamo ancora fatto nulla, non sappiamo quali passi compiremo e forse non conosciamo nemmeno la strada. Ma sentiamo una forza che prima non riconoscevamo.

Desiderare apre il nostro mondo. Volere accende il piacere di esplorarlo.

Torna alla stanza buia, alla piccola fiamma della candela con cui hai imparato a orientarti.

Quanta parte della tua vita hai considerato impossibile soltanto perché non riuscivi ancora a vederla? Quante possibilità hai lasciato fuori dai tuoi desideri perché non sapevi come raggiungerle?

Forse non hai bisogno di conoscere già tutta la stanza, né di sapere che cosa incontrerai oltre il tratto illuminato.

Puoi cominciare concedendoti di desiderare ciò che ancora non vedi e ascoltare che cosa accade quando quel desiderio prende spazio, quando smetti di trattarlo come un pensiero lontano e gli permetti di diventare qualcosa che senti, che puoi pronunciare, che puoi riconoscere dentro di te.

Alcuni desideri rimarranno possibilità da contemplare, altri cambieranno forma, ma qualcuno potrebbe accendere quella forza capace di portarti verso un'esperienza che ancora non conosci.

Porta nella materia ciò che ora sta ancora nei tuoi più lontani pensieri.

Concedi ai tuoi desideri di esistere anche fuori dalla tua immaginazione, senza pretendere di sapere subito dove ti condurranno.

E scopri che cosa accade quando, invece di chiederti ancora una volta se puoi, cominci finalmente a sentire:

«Io voglio».

La pratica

Prendi un foglio e una penna e scrivi un elenco di 50 desideri.

Non fermarti a quelli che ritieni possibili, ragionevoli o importanti. Puoi desiderare qualcosa di piccolo, qualcosa di immenso, qualcosa che oggi non sapresti nemmeno da dove cominciare a realizzare.

Non devi dimostrare nulla e non devi trasformare questi desideri in progetti. Per una volta, concediti semplicemente di desiderare.

Se a un certo punto ti sembra di non avere più nulla da scrivere, rimani ancora un po' con il foglio davanti a te. Non avere fretta di trovare la risposta. Lascia spazio anche a ciò che normalmente scarteresti prima ancora di averlo ascoltato.

Quando avrai terminato, rileggi lentamente ciò che hai scritto.

C'è un desiderio che senti diverso dagli altri?

Non cercare necessariamente quello più importante o quello che ti sembra più facile da realizzare. Osserva piuttosto che cosa accade dentro di te mentre lo leggi.

Qualcuno ti fa sorridere? Ti emoziona? Ti incuriosisce? Ti fa sentire una forza particolare, una voglia di avvicinarti a qualcosa che ancora non conosci?

Se ne incontri uno, fermati ad ascoltarlo.

Non devi decidere che cosa farne.

Per ora, concedigli di esistere.

Dalle parole all'esperienza

Questo articolo apre un nuovo ciclo di Innalunarsi, dedicato al desiderare e al volere.

Se hai provato a scrivere i tuoi 50 desideri, forse hai già incontrato qualcosa che non ti aspettavi. Un desiderio che non sapevi di avere, una difficoltà a concedertelo, oppure quella particolare energia che si accende quando qualcosa ci attrae profondamente.

Ma che cosa accade quando permettiamo ai nostri desideri di uscire dal foglio, di avere una voce, di essere ascoltati e accolti?

È ciò che esploreremo insieme nell'incontro esperienziale in presenza e nelle tre meditazioni online che accompagneranno questo ciclo.

Perché desiderare apre nuove possibilità, ma è facendo esperienza di ciò che sentiamo che possiamo scoprire la forza del nostro volere.

Per conoscere gli appuntamenti, le modalità di partecipazione e iscriverti, clicca sul pulsante qui sotto.

Indice dei temi trattati: Desideri e crescita personale • Superare i limiti mentali • Consapevolezza di sé • Volontà e motivazione interiore • Piacere di vivere • Esplorare nuove possibilità • Esercizio dei 50 desideri.

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