Una curiosità che non ha fretta di capire.
Quante volte abbiamo desiderato che le risposte arrivassero subito. Lo sentiamo nel corpo: una tensione allo stomaco, un’irrequietezza che accelera i pensieri come se dovessimo decidere in fretta per sentirci al sicuro. Per uscire da una posizione scomoda.
C’è un punto preciso in cui non si sa ancora quale direzione prendere. Siamo davanti a una scelta e nessuna strada è completamente chiara. Alcune sono più difficili di altre.
Non sapere se stiamo andando verso qualcosa di giusto o se potremmo sbucciarci.
Non sapere se una decisione farà bene o creerà distanza.
Non sapere se stiamo ascoltando davvero o se stiamo soltanto convincendo la mente.
In quel punto il corpo si tende. Le spalle si sollevano appena. Il respiro si accorcia. La mente comincia a elaborare: analizza, prevede, costruisce scenari. Vuole eliminare il dubbio.
Quando riusciamo a controllare tutto, anche solo in apparenza, arriva un sollievo momentaneo. La traiettoria sembra definita. Ma sotto c’è fatica. Una vigilanza costante per non perdere il controllo.
E proprio in quella vigilanza qualcosa si chiude.
Perché non sapere espone.
Restare lì, senza affrettare una conclusione, richiede una stabilità diversa.
Il limite concreto
La scorsa settimana la meditazione non c’è stata. La voce non usciva.
Non era un fastidio leggero: era un limite concreto.
Parlare era impossibile.
Forzare avrebbe peggiorato.
Non sapevo se sarebbe tornata in tempo, quanto sarebbe durata la situazione.
Non sapevo come tenere insieme ciò che era previsto.
Anche lì il corpo ha reagito: una pressione sottile, il bisogno di trovare una soluzione rapida.
Rimandare? Recuperare? Integrare?
Il non sapere crea una tensione che chiede di essere chiusa in fretta. Ma in quel momento non c’era nulla da risolvere. C’era solo da riconoscere un limite.
Restare senza sapere è questo punto qui: non avere ancora una direzione chiara e non produrla per calmarsi.
La mente vuole anticipare l’esito. Vuole proteggere. Vuole evitare giudizio, errore e disordine.
Il corpo, invece, segnala quando stai forzando. Segnala quando ti stai irrigidendo per non sentire l’incertezza. È lo stesso movimento che abbiamo esplorato in Restare con il corpo: prima di cercare una risposta, c’è un passaggio fondamentale, che è tornare a sentire. Non per analizzare, ma per riconoscere cosa sta accadendo ora.9
Restare senza sapere non significa smettere di scegliere.
Significa non scegliere per paura.
Significa permettere che la decisione maturi quando qualcosa dentro si è chiarito, non quando l’ansia diventa troppo forte.
C’è una curiosità diversa da quella mentale. Non vuole capire subito. Vuole restare. E vuole vedere cosa accade se resti con ciò che c’è senza chiudere il vuoto.
La meditazione che non c’è stata non è un errore da compensare.
È stata un passaggio reale del percorso.
A volte ciò che non si compie subito approfondisce.
Restare senza sapere è accettare che non tutto matura secondo i tempi previsti dalla mente.
Alcune risposte arrivano quando smettiamo di forzarle.
La pratica
Quando senti l’urgenza di avere una risposta, prova a non cercarla subito.
Fermati.
Non per analizzare o decidere, ma per interrompere il movimento automatico.
Se puoi, appoggia lo sguardo all’orizzonte oppure a qualcosa che per te è semplice e bello: un albero, il cielo, o un oggetto che ami.
Lascia che il tuo sguardo si posi senza stringere.
Respira.
Permetti ai pensieri di rallentare e ascolta cosa accade nel corpo quando non cerchi una soluzione.
Non devi ottenere nulla.
Stai solo facendo spazio.
E in quello spazio, a volte, la pressione si allenta — non perché hai trovato la risposta, ma perché hai smesso di forzarla.
Verso la meditazione di questa settimana
La meditazione di questa settimana, che si terrà su Zoom mercoledì 18 febbraio alle ore 21.00, nasce da questa esperienza di non sapere e di presenza nel corpo.
Se senti che questo passaggio ti riguarda, puoi partecipare.
Entreremo insieme in quello spazio senza fretta di capire e di agire.
Indice degli argomenti trattati: incertezza • bisogno di controllo • tensione nel corpo • paura di sbagliare • ansia decisionale • limite fisico • gestione dell’imprevisto • accettare il non sapere • presenza nel corpo • ascolto interiore • maturazione delle scelte • fiducia nel processo • lasciare andare il controllo • spazio mentale • pratica di consapevolezza
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