Abitare il corpo e il sentire
Quante volte anestetizziamo il corpo per non sentire un dolore, una tensione, una scomodità. E subito una pillola, o una spinta ad andare avanti come se niente fosse.
Non perché non sappiamo ascoltare, ma perché sentire, a volte, mette in discussione il ritmo, la direzione o gli approcci a noi stessi che stiamo tenendo. E questo spaventa.
Il corpo comunica attraverso le sensazioni. Lo fa in modo semplice, diretto, spesso scomodo.
Un’emicrania che stringe la testa e desidera che i pensieri rallentino. Gambe che fanno male e chiedono di rallentare. Braccia pesanti, spalle contratte, una stanchezza che non passa, come il carico che ci trasciniamo dietro senza farci domande.
Non sono messaggi da interpretare correttamente, né segnali da aggiustare in fretta. Sono indicazioni di una vita che sta chiedendo attenzione.
Quando questi segnali arrivano, spesso accade questo: il corpo parla in una direzione e noi ci muoviamo nell’opposta.
Lui chiede pausa e noi acceleriamo. Chiede spazio e stringiamo i denti. Chiede ascolto e cerchiamo di farlo tacere.
È qui che nasce la separazione. Non perché il corpo sia contro di noi, ma perché smettiamo di camminare insieme.
Quando non ci fermiamo ad ascoltare, il corpo non si adegua. Insiste. Il dolore si intensifica, la tensione aumenta, il messaggio diventa più evidente. Non per punizione, ma perché non è stato accolto.
Restare con il corpo significa interrompere questa fuga. Significa smettere di andare altrove mentre qualcosa dentro chiede presenza. Significa riconoscere che il corpo non è un ostacolo da superare, ma il luogo in cui la vita sta avvenendo ora.
Restare con il corpo non è aggiungere attenzione, ma creare spazio di ascolto. È smettere di scappare. Non è rilassarsi, non è calmarsi, non è “gestire” ciò che arriva. È rimanere dove già siamo, quando la tendenza mentale sarebbe quella di andarsene.
Restare significa non correggere subito una sensazione, non coprirla, non anticipare una soluzione. Significa permettere che una tensione esista, che un dolore abbia spazio, che una scomodità non venga subito zittita. Non perché sia giusto così, ma perché è vero. Perché non è necessario essere forti e indistruttibili.
Nel gesto del restare, qualcosa si ricompone. La separazione si allenta. Il corpo smette di essere un problema da risolvere e torna a essere un luogo da abitare.
Restare non chiede coraggio eroico. Chiede onestà. La disponibilità a sentire ciò che c’è, senza promettersi che passerà. A volte il corpo non porta chiarezza, ma rende visibile la confusione che c’è. A volte non porta sollievo, ma mostra la resistenza, il giudizio, la contrazione.
Anche questo fa parte del restare.
Quando smettiamo di andare nella direzione opposta e non cerchiamo più di farlo tacere, il corpo non ha bisogno di alzare la voce. Non perché il dolore sparisce, ma perché viene incontrato.
Questo è il primo passaggio di febbraio. Non un lavoro da fare bene, ma una soglia da attraversare.
Restare con il corpo. Così com’è. Ora.
Riferimenti utili per il tuo cammino
Questo articolo si collega alla riflessione su “Ascoltare ciò che è vivo ora”, dove esploro come rallentare per tornare al corpo e riconoscere ciò che è presente prima di interpretarlo o cambiarlo: un tema strettamente connesso all’abitare il sentire.
Se desideri approfondire il tema della stabilità interiore e del ritorno alla presenza, può risuonare anche “Riconnettersi al proprio centro”, un invito a ritrovare un punto di quiete attraverso l’osservazione e la sospensione del rumore mentale.
La pratica
La pratica che accompagna questo primo passaggio non serve a fare qualcosa al corpo.
Serve a restare.
Prenditi un po' di tempo, accomodati nel silenzio e nel tuo respiro.
Porta attenzione al tuo corpo.
Se c'è un fastidio, un dolore porta attenzione in quel punto rimuovendo ogni tipo di giudizio.
Concedi a quello che c'è il diritto di esistere. Non c'è necessità di modificare nulla.
Apriti all'ascolto di ciò che accade nel tuo corpo quando permetti a ciò che c'è di esistere.
Verso la meditazione di questa settimana
La meditazione è uno spazio di presenza guidata in cui lasciamo che il corpo parli nel suo linguaggio, e noi restiamo.
Se senti che è il momento, puoi attraversare questa soglia nella pratica.
Ci incontriamo dal vivo su Zoom mercoledì 04 febbraio alle 21.00, se hai piacere di essere guidato in questo tema puoi iscriverti all'incontro attraverso il pulsante che trovi qui sotto.
Argomenti trattati: Affrontare il dolore • Quando sto male • Ascoltare il corpo • Restare con ciò che c’è • Presenza nel corpo • Meditazione guidata
Aggiungi commento
Commenti